Berlino mit uns
Con la minaccia di declassare i rating di Francia, Germania, e tredici paesi della zona euro, l’agenzia di rating Standard&Poor’s ha di fatto messo sotto osservazione la politica europea in vista del vertice di domani e venerdì. Dall’esito del quale dipenderà pure la decisione sul futuro della tripla A, ovvero del giudizio massimo, di Berlino, Parigi, e altri paesi “blasonati” (e di conseguenza anche le emissioni del fondo salva stati, Efsf).
24 AGO 20

Il segretario al Tesoro statunitense Timothy Geithner, arrivato ieri in Europa, ha lodato “l’intesa fiscale” in fieri e poi ha accennato al ruolo di Mario Draghi: “La Bce ha giocato un ruolo centrale in questa crisi, ed è ovvio che continuerà a farlo”. Ma a Bruxelles sono prevalse le polemiche sulla tempistica scelta da S&P’s: il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, l’ha definita “scorretta”; il commissario Ue Olli Rehn ha chiesto invece che la sorveglianza venga esercitata da “istituzioni democratiche” e non da aziende private. Eppure la consapevolezza che nessuno è immune dalla crisi del debito si fa largo anche in Germania. Certo, la cancelliera tedesca Angela Merkel, forse galvanizzata dai dati sugli ordinativi delle imprese nazionali in ottobre (più 5,2 dopo tre mesi di calo), ha detto che andrà “avanti sul percorso di riforme tracciato” con la Francia per una maggiore integrazione fiscale in Europa. Controcorrente, il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, ha accolto le minacce come “il miglior incitamento possibile” per i leader europei. Ma se Berlino ostenta sicurezza, a parlare sono i rendimenti dei bund decennali, saliti in mattinata al 2,19 per cento, segno di un aumento del rischio, di pari passo con quelli francesi a medesima scadenza. E ancora di più, confermano gli analisti, si aggiunge la possibilità che in caso di declassamento del merito di credito sui titoli di lungo termine gli investitori comincino a disertare le aste di titoli tedeschi, preferendo quelli del Tesoro americano per ripararsi dai rischi di un’economia europea debole. Secondo i dati diffusi ieri da Eurostat, infatti, la crescita rallenta: nel terzo trimestre il pil della zona euro è cresciuto dell’1,4 per cento su base annua contro l’1,7 del trimestre precedente.